La Padania che non t’aspetti

Lacrime in tangenziale,SENZA CENSURA 22 giugno 2012 05:56

Campi di concentramento AuschwitzQui non c’è niente” ripeteva guardandosi intorno e quella fermata dell’autobus, ferma, fissa, un palo reggeva il tabellone degli orari ingalliato e mangiato e un albero si slanciava uscendo dalla terra, e l’ansia e una cascina, laggiù, e campi, ancora, colori, pochi, come la bella Dorothy nell’infernale Kansas.

I cari Afterhours non hanno tutti i torti a cantare “due ciminiere e un campo di neve fradiciaqui è dove sono nato e qui morirò in una canzone che, toh, si chiama Padania.

Perché pure tu sai, pure tu senti, le urla dell’intestino che ti dicono di fuggire, la terra intorno che non offre rifugio, ma ti inghiotte. Strappi le radici che non ti saziano.

Non è vero che non esiste la Padania. Non è certo come buffe camicie verdi la vogliono rappresentare, ma chi qui è nato, chi qui ha respirato, sa bene, magari non trova le parole, che gli sfuggono come viscide salamine dal piatto, ma lui sa.

Se sei diverso ti tirano le pietre. Nessuno con cui parlare. Qualcuno mi salvi.

Ma ad un tratto la puzza di letame è magia. E il ragazzo piange, pure tu piangi, pure voi dovreste. Piangiamo perché dal buco in cui ci si è infilati si può uscire. E arrivi in  una stazione, un pomeriggio, c’è quel ragazzo, c’erano cose, che voi umani, che io umano, che l’altro, e un magazzino e sì, la chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c’è.

Perché c’è il Jazz, c’è il Luci d’alba, c’è il Piper, sala prove a Castelnuovo di Asola che se mi chiedi dove si trovi io ti rispondo boh… Forse in un’altra dimensione perché mica è possibile, non ci si crede, che in queste lande di feci vestite, insomma, possa esistere un appiglio su cui aggrapparsi per non sprofondare. E c’è un tizio che ha costruito nel giardino una mini città tutta in calcestruzzo.

Quello che non t’aspetti. Capannoni in cui si fonde il ferro, ma l’unica cosa che si fonde è il tuo cuore, che cola. A terra. D’emozione. Fuliggine che si stringe al muro, come se lo amasse.

E razionalizzò un pensiero.
Nel cuore della Padania, guardando le spighe di grano, lui si rese conto di essere felice.