COSMOPOLIS – Il default dell’alta finanza secondo David Cronenberg

Cinema,COOLTURA 14 giugno 2012 08:37

Uno spettro si aggira per il mondo. Lo spettro del capitalismo“. Con questa funesta parodia della massima marxiana, David Cronenberg torna alla regia, firmando una pellicola che ha recentemente sfilato sulla Croisette di Cannes e l’ha riscattato dal deludente e soporifero A dangerous method.

Rifacendosi al romanzo postmoderno di Don DeLillo, Cosmopolis mette in scena la lunga traversata in limousine da parte del giovane magnate della finanza Eric Packer (Robert Pattinson), che per farsi dare una spuntatina dal barbiere di fiducia affronta una New York dai contorni apocalittici, paralizzata dalla visita del Presidente e messa a ferro e fuoco dagli anarchici. In una vettura ipertecnologica, con gabinetto incorporato, l’uomo cerca, insieme a collaboratori, segretarie, amanti, di interpretare l’andamento dei mercati, di fronte a un’inesorabile svalutazione della moneta americana da parte dello yuan, che costerà al protagonista milioni di dollari.

Durante il suo lento viaggio, il giovane, sorta di Ulisse joyciano del nuovo millennio, si destreggia tra conversazioni vacue e surreali, rapporti sessuali alienati, visite alla prostata e fugaci incontri con la moglie (Sarah Gadon), ricchissima e affascinante ereditiera con velleità poetiche, che condivide con Eric un conto corrente a sei zeri e poco altro. I pochi dialoghi dei novelli sposi – “Non mi ero mai accorta che avessi gli occhi blu”; “Elise, da quant’è che fumi? – Da quando ho 15 anni” – fungono da prova del fatto che il cyber capitale ha invaso anche la sfera dei sentimenti, trasformando il matrimonio in un “nonluogo” al pari di Wall Street.

Abbarbicato ad un mondo ossessionato dall’ordine e dalla previsione razionale, la notizia dell’asimmetricità della propria prostata e della morte per cause naturali del proprio idolo musicale mandano in tilt il meticoloso e glaciale miliardario, massimo rappresentante della deriva autoreferenziale della finanza, che tiene in ostaggio anche le autorità politiche. La citazione di Zbignew Herbert posta in epigrafe ai titoli di testa – “Il topo diventò l’unità monetaria” – vuole alludere alla veste grottesca e astratta che ha assunto il denaro in questo crepuscolo del capitalismo, essendosi trasformato, da strumento di scambio tangibile e palpabile, a oggetto virtuale e telematico. Inoltre il topo è, per tradizione, simbolo di degrado e portatore di peste, e la sua presenza ossessiva nel film richiama senz’altro la peste finanziaria che sta affossando l’Occidente e il modello economico uscito trionfale dalla Guerra Fredda.

Il protagonista guarda i sobillatori a metà tra il serio e il faceto, rendendosi conto che la sua macchina insonorizzata e il suo bodyguard che lo tallona ad ogni passo non possono salvarlo dal corso della storia. Opta dunque per un confronto a muso duro con Benno Levin (Paul Giamatti), un suo ex dipendente che lo vuole uccidere. In questo incalzante faccia a faccia, il golden boy non si trova di fronte all’antisistema, ma a chi si è affannato e prostrato per farne parte, venendone stritolato. Benno è lo specchio di Eric, avendo in comune con l’uomo d’affari la prostata asimmetrica e anticipandogli, con il suo aspetto da fallito squattrinato, il suo imminente e inevitabile tracollo economico e umano. La limousine partecipa a questa lenta e tragica discesa dalla Manatthan in giacca e cravatta ai bassifondi newyorkesi: da bianca e splendente, conclude il viaggio completamente imbrattata dai contestatori e parcheggiata in uno squallido quartiere malfamato.

Con Cosmopolis, Cronenberg allestisce una “città del mondo” fredda e inquietante, dove è in corso una guerra a suon di torte in faccia, provocazioni simboliche e slogan ad effetto, per “riportare la natura alla normalità” e mettere fine a questa società fondata sul sinistro “fascino dell’identico”, nella quale la diversità, etnica e culturale, è tollerata solo se diventa il folklore del racconto di un taxista immigrato (Elise dichiara a Eric di amare i viaggi in taxi perché sono gli unici momenti in cui impara la geografia economico-politica ed entra in contatto con la miseria). L’epilogo della vicenda lo sveleranno i mercati e le cronache.