Se avete un account Tumblr e guardate la dashboard anche solo una volta al mese, saprete già di cosa sto parlando: un esercito di ragazze borchiate in ogni dove, con i capelli tinti per metà di rosa barra verde barra blu, giusto quella allure del tipo èunmesechenonvadodallaparrucchiera, Creepers ai piedi e calze smagliate.
Il grunge è ripiombato pesantemente nello stile alternativo (?) delle blogger di mezzo mondo.
Mentre sulla scena “mainstream” impazzano lobi sfondati e abbigliamento da skater valtriumplino, i fieri “hipster” milanesi si sono ben presto attrezzati per prepararsi a quest’ondata grunge, capitolo 2. Per chi non lo sapesse, il grunge fa la sua comparsa sulla scena rock a partire dalla seconda metà degli anni ’80, e si estingue circa dieci anni dopo.

Figlio del punk hc e dell’heavy metal, il grunge si espande a macchia d’olio: maglioni del nonno Gianni (anzi, John, dato che ci troviamo a Seattle) bucati, converse distrutte, capelli lunghi e unti a metà tra Kurt Cobain e Severus Piton sono il dresscode di base, senza dimenticare le camicie da taglialegna del Kentucky.
E che dire delle Creepers, le scarpe più sfortunate della storia della pelletteria mondiale? Prima utilizzate dai rebels anni ’50 (sono le famose Blue Suede Shoes di Elvis), poi finite nel dimenticatoio e rispolverate negli anni ’80 da qualche coraggioso punkabbestia. Fino ad un paio di anni fa erano considerate scarpe da peggio rave oppure, ussignur, da emo.
Ora, che siate delle Chiare Ferragne e le vogliate abbinare alla vostra Chanel vintage, o che siate delle poveracce come la sottoscritta e al massimo le abbinate alla sportina dell’Esselunga, procurarsi delle Creepers è cosa da niente. Andare a Camden Town è proprio l’ultima cosa che vi deve passare per la testa: su ebay ne potete comprare quante volete.
La ficata del grunge è che non si basa su grandi principi a cui dovete far finta di credere se volete entrare a far parte della ristretta cerchia degli amici alternativi.
L’unica sfiga è che se siete donne dovete essere magre, idolatrare Kate Moss e sottoporvi a tinte quindicinali.
Ora facciamo i seri e i bacchettoni: il grunge di oggi non è grunge.
La scena è cambiata e forse, questo triste tentativo di recuperare i movimenti del passato è per non confrontarci con il fatto che oggi non esistono dei movimenti giovanili degni di questo nome. Sarà la crisi, l’innalzamento del clima o colpa dei governi precedenti, ma ‘sti ragazzi non hanno nemmeno voglia di trovare musica nuova e un modo di vivere nuovo che non scavi nel calderone del passato.
Ognuno vada avanti per la sua strada, con il suo stile e come ha voglia. Tanto, anche se vivete da grunger, il grunge rimarrà ancorato negli anni ’90.
Smells like the only grunge song you know.
(Guida rapida alle perle del grunge)
Nirvana, Bleach.
Primo, incazzato album dei Nirvana prima, come dicono i critici musicali che fanno finta di sapere qualcosa, di diventare fichette.
Alice in Chains, Facelift.
Gli Alice in Chains sono quegli stronzi che hanno fatto diventare il grunge una brutta e sporca cosa commerciale.
Mudhoney, Mudhoney.
Questi qua hanno seriamente inventato il grunge.
