
Titolo: Quella casa nel bosco
Titolo originale: The Cabin in the Woods
Regia: Drew Goddard
Genere: Horror / Commedia
Durata: 95 minuti
Considerata dalla critica d’oltreoceano una piccola, grande rivoluzione per il filone delle case stregate e per l’horror in generale, questa pellicola arriva finalmente sui nostri schermi. Con un budget di circa 30 milioni di dollari, Quella casa nel bosco è un lavoro scritto a quattro mani da Joss Whedon (Buffy, Serenity e ultimamente il kolossal-crossover The Avengers) e da Drew Goddard (collaboratore di Whedon di lunga data, qui anche in veste di regista esordiente), partiti con l’intenzione di dare nuova linfa al genere horror-slasher, riunendo efficacemente tutti i cliché e i tratti stilistici del caso, per poi mandarli all’aria. Inizialmente canonico, a partire dalla seconda parte questo film si rivela atipico, in alcuni tratti quasi delirante, costruito per stupire e dare vita, per chi la sa cogliere, a una riflessione metafilmica sulle ridondanze e gli abusi perpetrati dai mestieranti di genere negli ultimi trent’anni.

Goddard e Whedon si divertono a giocare con le regole in maniera imprevedibile, balzando dentro e fuori dagli stereotipi, basti solo pensare ai titoli di testa, inizialmente dark e sanguinosi, che vengono bruscamente interrotti (per poi riapparire a caso qualche minuto dopo, facendoci saltare sulla sedia!) mentre la scena si sposta su una banale discussione tra due scienziati in un laboratorio, ovvero Hadley e Stitterson (Richard Jenkins e Bradley Whitford), che diventeranno i veri e propri coprotagonisti della pellicola, prodigandosi insieme ai colleghi in battute demenziali e macabre scommesse sulla triste sorte dei cinque ragazzi che devono sacrificare.
Perché lo spunto del film è questo: cinque giovani studenti si recano in vacanza nell’abitazione estiva messa a disposizione da un parente. Quello che non sanno, è che il loro viaggio segue un preciso schema: gli scienziati condizionano ogni loro mossa. L’area che attraversano è circoscritta da una barriera invisibile, e sia all’interno che intorno alla tenebrosa abitazione (questa pellicola omaggia principalmente il cult La Casa di Sam Raimi, e ci sta anche The Cube di Natali) sono disposti marchingegni segreti atti a tenere sotto “controllo” la situazione: metafora della natura artificiosa e meccanica della creazione di un horror: Goddard costruisce un film in cui gli scienziati devono sacrificare cinque studenti (lo scopo del sacrificio non intendo spoilerarlo) secondo una precisa modalità, che si rivela a sua volta la creazione di un film!
Gli stessi ragazzi, selezionati a loro insaputa, hanno tratti sterotipici: abbiamo Dana (Kristen Connolly), la vergine che sopravvive (o muore per ultima), Marty (Fran Kranz), il fattone con arie da filosofo, Holden (Jesse Williams), timido e intellettuale, Curt (Chris Hemsworth, detto anche Thor), il tizio atletico e spaccone, e infine Jules (Anna Hutchinson), fanciulla disinibita. Affinché il rituale vada a buon fine, i protagonisti devono compiere determinate scelte e morire in un certo ordine, altrimenti il meccanismo si inceppa. Nel caso escano dalla propria “natura”, compiendo azioni più sensate, vengono immediatamente “riprogrammati” dagli scienziati burattinai.
Tutto ciò si verifica in una prima ora leggermente lenta e quasi anonima, in quanto tutto, a partire dai mostri e dalle modalità con cui agiscono, sa di già visto, a parte una serie di guizzi ironici, sia da parte degli scienziati (idioti, cinici e poco professionali), che di Marty, che sarà il primo a intuire il meccanismo, essendone immune grazie alle droghe! Dopo la messa in scena dei canoni più ridondanti, i protagonisti sopravvissuti scoprono l’inghippo e decidono di andare controcorrente, ribellandosi ai propri “creatori”. Ogni archetipo finora seguito alla lettera viene distrutto, e l’ultima parte del film diventa un delirio totale capace di stupire per l’inventiva. Il finale della pellicola, colossale ed esagerato, rappresenta la volontà di riscrivere da zero il filone dell’horror, divenuto ormai trito e ritrito.
Riepilogando, ci troviamo di fronte a un prodotto non privo di difetti, ma capace di sorprendere e divertire, rivelandosi uno degli horror più innovativi dai tempi di Scream, prendendo una direzione visionaria e ambiziosa. Dopo una prima parte volutamente prevedibile, abbastanza insipida, il film decolla nell’ultima mezz’ora, in una surreale carneficina che ha il compito di spezzare le catene del genere, in favore di soluzioni completamente nuove. Buone le prove attoriali dei ragazzi, che entrano ed escono dai propri personaggi, e tagliente l’ironia che permea la pellicola, specie da parte dei membri del laboratorio. Una piccola gemma che potrebbe presto diventare un cult.
