
Titolo: Dark Shadows
Regia: Tim Burton
Genere: Commedia / Horror
Durata: 113 minuti
Sono ormai passati due anni dallo scivolone di Alice in Wonderland, sequel/adattamento in live action targato Disney dell’opera di Lewis Carroll, e il 2012 vede il ritorno del regista di Burbank e del suo attore feticcio, l’eclettico Johnny Depp, in una pellicola vampiresca ispirata all’omonima e stravagante soap opera degli anni ’60, Dark Shadows, dalla quale rimasero stregati da ragazzini. Un’impresa dalla doppia ambizione: la prima, quella di riconquistare una certa fetta di pubblico e critica, la non indifferente schiera degli spettatori delusi dal film precedente, la seconda, più implicita, è quella di mettere in scena una storia con vampiri degni di tale nome, possibilmente non “vegetariani” e dall’epidermide ricoperta di piccoli swarovski che brillano al sole. Un ritorno al passato, insomma, tra storie di sangue, vendetta e atmosfere goticheggianti tanto care al regista, senza però trascurare il lato più divertente dei personaggi, spesso e volentieri estremizzato per dare vita a situazioni surreali in pieno stile Burton.

Le vicende del film affondano le radici nel lontano 1760: il giovane aristocratico e donnaiolo Barnabas Collins (Depp), compie l’errore di sedurre e abbandonare la propria domestica, Angelique Bouchard (una seducente Eva Green), che essendo in realtà una strega, per ripicca darà la morte agli anziani signori Collins, porterà al suicidio la fanciulla amata da Barnabas e getterà una maledizione su quest’ultimo, trasformandolo in vampiro e imprigionandolo in una bara per circa due secoli.
Dopo essere stato liberato per una pura coincidenza, Barnabas si ritrova a vivere nel 1972, un’epoca della quale comprende ben poco. Affiora qui uno dei classici temi cari al regista, ovvero lo smarrimento del protagonista, catapultato in un contesto che lo rende un emarginato con problemi di integrazione. Oltre al pallore, però, il nuovo personaggio di Depp ha ben poco in comune con l’ingenuo Edward mani di forbice: Barnabas è un vampiro. Capace di provare sentimenti, affezionato alla sua famiglia, ma pur sempre un vampiro, e lo dimostra mietendo vittime innocenti durante tutto il film, costretto a saziare la propria sete. Con la città di Collinsport ormai in mano ad Angelique, sopravvissuta grazie ai propri poteri e ancora ossessionata da lui, a Barnabas non resta altro da fare che rimettere in sesto il suo impero economico e dare battaglia.

Per fare ciò, dovrà fare conoscenza, in un primo momento sotto mentite spoglie, con i suoi discendenti, per un certo verso bizzarri quanto lui: l’austera matriarca Elizabeth (Michelle Pfeiffer), il fratello pusillanime di lei (Jonny Lee Miller), il giovanissimo David (Gulliver McGrath) e l’adolescente ribelle Carolyn (Chloë Moretz). Aggiungeteci una psicologa di famiglia con problemi di alcool (Helena Bonham Carter) e un maggiordomo indolente (Jackie Earle Haley) e avrete una sorta di famiglia Addams piena di stranezze e scheletri nell’armadio. Come se non bastasse, Barnabas si innamorerà follemente della giovane istitutrice Victoria (Bella Heathcote), cosa che manderà la perfida strega su tutte le furie.
Il maggior pregio di Dark Shadows, neanche a dirlo, è il protagonista sapientemente costruito da Depp: un vampiro gentiluomo, sia nei toni che nella gestualità (davvero strepitosa), che tenta di interagire secondo i suoi schemi arcaici con una società profondamente trasformata. D’altronde è questo il perno della comicità del film, con alcune situazioni davvero azzeccate. Ottime come sempre le scenografie visionarie, tra magioni decadenti e boschi rinsecchiti ai quali Burton ci ha abituato, e la colonna sonora curata da Danny Elfman, con hit (e rockstar!) prese di peso dagli anni’70.

Non è però tutto oro quel che luccica, e questa pellicola trova alcune falle in una discontinuità qualitativa: se la parte centrale, quella delle interazioni tra Barnabas e la sua “nuova” famiglia, è sicuramente la più godibile, a soffrire sono un incipit tutto sommato sottotono e uno scontro finale, quello con la nemesi Angelique, fin troppo kitsch e fracassone (con qualche trovata discutibile, inserita per arricchire il parco delle stranezze di famiglia), il cui epilogo fin troppo aperto risulta leggermente insipido.
Concludendo, ci troviamo di fronte a un film qualitativamente superiore agli ultimissimi trascorsi del regista, con un Johnny Depp ancora ispirato e un cast solidissimo, capaci di regalarci un buon quantitativo di sane risate. Lo sviluppo traballante della storia, che sembra trascinarsi in più frangenti attraverso siparietti, lascia però un lieve retrogusto di potenziale inespresso.
