Lo stato sociale. Turisti della democrazia (Garrincha Dischi, 2012)
Spulciando su Rockit, nella pagina dedicata a Turisti della democrazia si legge: «Alla mia ragazza stanno sulle palle, a me piacciono». In effetti le impressioni sul vostro album sono di grande amore o di estrema antipatia: c’è un motivo particolare, secondo voi?
Albi: L’indifferenza uccide. Scusa la coincisione ma se vuoi Lodo ha un sacco di parole per rispondere a questa domanda e per dire la stessa cosa.
Da un punto di vista musicale, i vostri brani sono pieni di citazioni e “richiami”. Da quali band vi sentite maggiormente influenzati?
Bebo: Non abbiamo un’influenza unitaria, i testi sono scritti da tre teste mentre le musiche e gli arrangiamenti li curiamo tutti e cinque. Inevitabilmente le cose si spargono e darti un nome o un paio diventa difficile. Amiamo le canzonette, ci piace andare a ballare, le cose intelligenti e quelle sceme. Personalmente sono un appassionato di musica elettronica, potrei citarti Basic Channel come influenza e ispirazione, ma niente di questo finisce nelle nostre canzoni.
Come nasce la citazione degli 883 in Quello che le donne dicono? Anche i Cani, band a cui spesso vi paragonano, durante i live euna delle seguono una cover di Con un deca. Cosa rappresenta Max Pezzali per la vostra generazione?
Bebo: Non c’è nessuna citazione degli 883… Francamente non è una band che amiamo o che troviamo stimolante. Peraltro di recente è uscita una compilation a loro dedicata in cui numerose band -che ci piacciono- si occupano di coverizzarli, non ne trovo molto il senso ma sono opinioni personali. Quello che le donne dicono è un racconto come tanti, di come sia più facile fare casino che fare le cose per bene, musicalmente avevamo voglia di buttarla in caciara e fare una canzone non brutta ma sicuramente molto molto molto leggera. Francesco (Brini) in studio mentre registravamo ha proposto quel pattern di percussioni e ci è venuto un sacco da ridere. Abbiamo deciso di tenerlo e la frittata si è fatta da sé.
Turisti della democrazia è un disco spesso cinico, che però non rinuncia mai all’ironia: quanto conta quest’ultima nelle vostre produzioni e nelle vostre vite personali?
Albi: Tutto il mondo è palcoscenico, sia nelle produzioni che nella vita siamo così, ci piace prenderci in giro e prendere in giro. Personalmente decido di provare affetto per una persona quando posso sentirmi libero di insultarla e coglionarla.
Le etichette indipendenti vi hanno rotto il cazzo. Come sono invece i vostri rapporti con Garrincha dischi?
Bebo: Io e Albi collaboriamo attivamente con Garrincha tra management\produzione e ufficio stampa, di fatto tutti e cinque siamo amici con Matteo, Marcello ed Elia: il nucleo centrale di Garrincha. Avere un’etichetta così è avere una seconda famiglia, qualcuno che ti aiuta e ti consiglia, con cui scontrarsi con sincerità, incazzarsi anche, ma lavorare serenamente consapevoli che da una parte e dall’altra c’è sempre la voglia di fare le cose per bene. Non l’avremmo mai sospettato, penso neanche loro avrebbero creduto di arrivare a questo punto così legati.
Si fa fatica a capire cosa scrivete, eppure i vostri testi sono bellissimi. Come lavorate alla loro composizione e come riuscite ad amalgamare gli stili dei diversi autori?
Bebo: ti ringrazio per il “bellissimi”… i testi li scriviamo io, Albi e Lodo. Ognuno con le sue modalità, i suoi tempi e le sue rigidità. Ce li inviamo, a volte li correggiamo, a volte li bocciamo, a volte non c’è niente da fare se non provare di metterli in musica in qualche modo. Nascono da quello che viviamo tutti i giorni e che inevitabilmente ci influenza o ci colpisce, non siamo scrittori di grande fantasia.


