Si tratta, nello specifico, di una considerazione di fondo sull’industria della stampa, ma molto più ampiamente sul mestiere e sul ruolo dei giornalisti.
Questi esseri indistinguibili dalla massa, non perché a essa simili ma perché a tutti gli effetti facenti parte di un organismo, si sono evoluti a tal punto da arrivare oggi a rappresentare un elemento destabilizzante su più punti di vista. Non parlo dei giornalisti d’assalto, tipo “Striscia la Notizia” o “Le Iene”, tanto invadenti quanto maleducati il più delle volte (pur, va ammesso, con intenti condivisibili): non parlo di questi perché è evidente che nel 90% dei casi si tratta di persone comuni che recitano una parte; parlo piuttosto dei giornalisti veri, o presunti tali; di quelli che gestiscono, o dovrebbero gestire, la cronaca, il network dell’informazione, finanche lo sport. Questa gente, tanto per cominciare, non dico “conosce”, ma quantomeno sa maneggiare l’Italiano? Perché se guardo anche quattro TG di fila non riesco a non trovarne uno nel quale non ci sia almeno – e dico ALMENO – un giornalista che sbaglia bellamente una concordanza nominale o verbale? Perché prendo in mano i quotidiani di Brescia e non manca mai l’occasione di evidenziare gli erroracci da prima elementare (“anno” senza “H” quando ci vorrebbe, e via disquisendo)?
Mi si dirà che sono errori e che possono scappare a chiunque: risponderei che una volta c’erano i correttori di bozze. Questi meravigliosi individui non dico riscrivessero gli articoli, ma senza ombra di dubbio impedivano, o limitavano, che le testate diventassero il ricettacolo di strafalcioni che, mi si scuserà se sono all’antica, ma non fanno proprio fare bella figura né a chi scrive né, tantomeno, a chi pubblica. Ma se mi si chiede di chiudere un occhio sulla forma scritta o parlata… scusate, ma non mi si può chiedere di fare lo stesso sul metodo.
Perché la TV ogni giorno ci propina questa “moltitudine male e ben vestita” che è cresciuta senza la benché minima regolamentazione didattica ed etica sul come/cosa fa notizia. Ne consegue che per farla, la notizia, si butta nel calderone di tutto: c’è l’inviata torinese che apre bocca e sembra che qualsiasi cosa “poteva essere una strage”; c’è invece quello che parla di bullismo a scuola, e ne ha ben donde visto che è stato lui stesso un bullo a suo tempo; c’è quella cacciata dall’ordine perché “tendenziosa” e alla quale, guarda com’è piccolo il mondo, hanno dato in mano la gestione della “TV del dolore”. Ma chi ce li ha messi, e a quanti compromessi sono scesi costoro? Quali sono le qualifiche di questi “giornalisti”? E se ne hanno, chi gli impone di comportarsi come degli ebeti a volte, altre volte ancora come dei cafoni, per poi finire con quelli la cui ignoranza rasenta la comicità delle situazioni fantozziane nelle quali loro stessi si immergono il più delle volte???
Mi innervosisce tantissimo vedere come l’informazione, che dovrebbe essere una delle spie che segnalano un paese come “civile”, sia in mano all’operatività di persone totalmente prive di scrupoli pur di far notizia, con modi di fare accomunabili a quelli degli animali della jungla (e chiedo scusa a quelli della jungla, che d’altronde fanno esattamente quanto compete loro), e per di più ignoranti di quelli che sono i dettami dell’Italiano corretto, sia scritto che orale. Non è evidentemente un caso che l’Italia non sia più riuscita a produrre giornalisti veri, con la “G” maiuscola, dai tempi di Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Indro Montanelli…
