È uscita la nuova fatica del boss, ovvero “Wrecking Ball” di Mr Bruce Springsteen. Ma non parleremo di questo, anche se mi piacerebbe molto.
‘Sto giro la precedenza ce l’hanno 2 tizi senza i quali nemmeno Springsteen sarebbe quello che conosciamo musicalmente ora: Lou Reed ed Eric Clapton. Nati con tre anni e 28 giorni di differenza, il Lou pochi mesi fa ha spento, scusate se è poco, 70 candeline(!!!!!!!!!), mentre Eric segue a ruota con 67.
Non so voi, ma a me viene da dire solo una cosa..’STI CAZZI!!
Ci sarebbe un sacco da dire circa le loro vite, ma siccome io scrivo di musica, non mi va di raccontarvi i mille aneddoti che li caratterizzano, anche se alcuni emergeranno perché strettamente legati alla loro carriera.
Pur essendo musicalmente coetanei, hanno fatto la storia del rock in modi e posti diversi.
Lou Americano, Eric Inglese; basta questo per tracciare uno spartiacque immaginario tra i due.

Il primo, nato a Brooklyn e cresciuto a Long Island è figlio della rockabilly generation degli anni ’50. Nel 1964 si laurea alla Syracuse University e trova lavoro alla Pickwick Records, dove getta i primi testi che finiranno poi nella prima grande opera del suo gruppo i Velevet Underground.
Anche la persona musicalmente più atea del mondo non può non ricordare quella copertina con la banana..ecco, quello è il primo disco dei Velvet, “The Velvet Underground & Nico”, dato alle stampe nel 1967. All’interno ci trovate solo capolavori, “Sunday Morning”, “Venus in furs”, “I’m waiting for the man”, “Heroin”.. Lou Reed trova in Andy Wharol, autore della celebre copertina che vi ho descritto prima, un pigmalione che li ha portati a condizionare in maniera indelebile non solo la musica, ma anche l’arte e la moda.
Ma è secondo me dopo i Velvet Underground che è uscito il vero Lou , inventando quello che oggi chiameremmo “Rock Decadente”. Da solista sforna album epocali come “Transformer”, “Berlin”, “Sally can’t dance” e “Coney Island baby”.
Un bel giorno ad intervista disse: “Me ne fregava solo della musica, mi interessava solo quello. Ho sempre creduto di avere qualcosa di importante da dire, e l’ho detto. E’ per questo che sono sopravvissuto, perché ancora credo di avere qualcosa da dire. Il mio Dio è il rock’n'roll. E’ un potere oscuro che ti può cambiare la vita”.
Inchiniamoci.
Dopo questa perla, vi snocciolo alcuni titoli della carriera di Lou Reed che ritengo fondamentali:
coi Velvet Underground “Sunday morning” “Heroin” “I’m waiting for the man” “Venus in furs” “Pale blue eyes” “Who love the sun” “Sweet nothin’”, da solista “Vicious” “Perfect day” “Walkin on the wild side” “Satellite of love” “Berlin” “Carolione says” Sally can’t dance” “Coney Island baby”.

Ora attraversiamo l’oceano Atlantico e andiamo nella patria della regina, la beneamata Inghilterra, e più precisamente a Ripley dove il 30 marzo 1964 nacque Eric Patrick Clapton.
Predestinato, sin da giovanissimo entra negli Yardbirds (dove tra gli altri sono passati anche Jimmy Page e Jeff Beck) per poi passare nei Bluesbreackers di John Mayall. Durante la permanenza in questo gruppo conosce il batterista Ginger Baker e il pianista, bassista e cantante Jack Bruce coi quali fonda i leggendari Cream, una band che nonostante la scarsa longevità segnerà un’epoca e uno stile compositivo emulato ancora oggi. Soprannominato “slowhand” da BB King, mica Luca Dirisio, lascia i Cream nel 1968 a causa di dissapori dovuti all’enorme successo ottenuto che andava a cozzare con l’ego smisurato di tutti e tre i membri della band.
Stratocaster alla mano, milita poi nell’effimero supergruppo “Blind Faith” di Stevie Winwood, nella Plastic Ono Band di John Lennon e poi parte in tour con Delaney & Bonny per tutta l’America.
Da qui la carriera di Mr Slowhand subisce molti alti e bassi, (più bassi), dovuti all’abuso di cocaina e alcool. Paradossalmente la perdita del figlio gli offre uno spunto per risalire la cima, recupera l’integrità fisica e mentale e ritorna sui palchi di tutto il mondo a farci godere con la sua Fender nera in mano… Io l’ho visto nel 2006 in prima fila all’Arena di Verona! Brividi.
Quella sera, l’organizzatore del concerto, Adolfo Galli della D’alessandro e Galli, che ho la fortuna di conoscere personalmente, mi raccontò un aneddoto..
Erano gli anni dei Cream, ed Eric Clapton (all’epoca la gente scriveva sui muri “Clapton is God”), che era molto amico di Pete Towsend degli Who, invitò lo stesso Towsend al cinema una sera per parlare di un chitarrista americano fenomenale appena arrivato in Inghilterra, e che minacciava di rovinare la popolarità di entrambi..La sera dopo questo chitarrista si esibiva al Marquee di Londra e loro andarono ad assistere al battesimo inglese del nuovo fenomeno chitarristico..si trattava di Jimi Hendrix.
Ne rimasero rapiti, per bravura e per capacità di esaltare la folla. A fine concerto lo conobbero, e mi sembra superfluo dire che i tre divennero grandi amici. Queste sono le favole che i genitori dovrebbero raccontare ai bambini, mica le cagate di Pollicino e l’Orco o Cappuccetto Rosso e il Lupo Cattivo.
Dopo questa favoletta, voglio ricordare ai nostri lettori alcuni capolavori imprescindibili della carriera di Clapton: “Sunshine of your love”, “White room”, “Spoonfool”, “Born under a bad sign”, “Strange brew”, “Spoonfool”, “I feel free”, “Layla”, “Wonderful tonight”, “It’s probably me” (con Sting) e “Tears in heaven”.
Spero che queste righe vi abbiano fatto venire la voglia di correre su Youtube ad ascoltare alcuni dei pezzi di questi due Dei del Rock..e magari poi qualcuno di voi correrà in un negozio di dischi per godere con la versione in vinile dei loro lavori, e credete a me, non c’è niente che renda bene come un 33 o un 45 giri..
Keep on rockin’ guys!
