“Ricorda per sempre il 5 novembre, il giorno della congiura delle polveri contro il parlamento. Non vedo perché di questo complotto, nel tempo il ricordo andrebbe interrotto. Ma l’uomo? So che il suo nome era Guy Fawkes e so che nel 1605 tentò di far esplodere il parlamento inglese. Ma chi era realmente? Che tipo d’uomo era? Ci insegnano a ricordare le idee e non l’uomo, perché l’uomo può fallire. L’uomo può essere catturato, può essere ucciso e dimenticato. Ma 400 anni dopo ancora una volta un’idea può cambiare il mondo. Io sono testimone diretto della forza delle idee, ho visto gente uccidere per conto e per nome delle idee, li ho visti morire per difenderle… Ma non si può baciare un’idea, non puoi toccarla né abbracciarla; le idee non sanguinano, non provano dolore… le idee non amano. Non è di un’idea che sento la mancanza ma di un uomo, un uomo che mi ha riportato alla mente il 5 novembre: un uomo che non dimenticherò mai.”
Con un prologo del genere, sfiderei chiunque a spegnere e fregarsene beatamente di questo film.
Impossibile.
Siamo nell’anno 2000 e qualcosa e Londra, come tutta l’Inghilterra, è ormai un impero fondato sulla tirannia (mediatica e non) dell’Alto Cancelliere Adam Sutler, capo di Stato e proprietario di tutti i mezzi di propaganda possibili (chissà perchè ma mi ricorda qualcosa….). Tutti i cittadini, per paura e pigrizia, hanno accettato la cosa e vivono sotto regole ferree, tra cui un coprifuoco serale obbligatorio per tutti.
Tutti tranne uno. Anzi, due: La nostra giovane protagonista Evey (Natalie Portman) ed il protagonista principale, “V.” (Hugo Weaving), un uomo perennemente nascosto da un lungo mantello e da una stupenda maschera di Guy Fawkes.
Si scopre che “V.” è l’unico inglese veramente determinato a far cessare questa tirannia e, con l’aiuto di Evey ovviamente, (ovviamente perchè in una citazione del film V. dice:”Io, come Dio, non gioco ai dadi, e non credo nelle coincidenze.”) cercherà di risvegliare il senso civico e la moralità che gli inglesi ormai da troppo tempo hanno donato involontariamente all’Alto Cancelliere.
Vi confesso che dopo averlo visto la prima volta, stavo per scendere in piazza con armi e maschera e gridare la mia voglia di ribellione al mondo. Cosa che mia madre ha fortunatamente bloccato in tempo.
Ora, indossando i panni del fuckin’ critico cinematografico, spendo due parole veloci sulla regia e sulla sceneggiatura, tratta dalla graphic novel di Alan Moore, e disegnata da quel geniaccio ritrovabile sotto il nome di David Lloyd. Ottima storia. Il parallelismo che intercorre tra realtà e finzione è magistrale, talmente globale che chiunque abbia visto il film non riesce a non immedesimarsi negli avvenimenti odierni.
La regia di James McTeigue è entusiasmante, ricca d’azione, ricca di una filosofia centrata e ricercata (tanta filosofia <3 ),di citazioni perfette, di una lineare “non-linearalità”, e di un pò di sano splatter che non guasta mai! (Se avete visto il suo “Ninja Assassin”, sapete di cosa sto parlando).
Ma eccoci al punto fondamentale di cui mi preme parlarvi: la fotografia. Premetto; se trai un film da una graphic novel e la fotografia non è ALMENO perfetta, sdraiati in mezzo all’autostrada A4 e aspetta la tua inesorabile fine con la coda tra le gambe. Detto questo, quindi, la fotografia è bella, bellissima, eccelsa, a tratti straordinaria! Scene buie a visibilità perfetta, chiaroscuri eccezionali, e i contrasti di totale luminosità con quelli di totale oscurità maneggiati in una maniera incredibile come se si stesse davvero dipingendo sul fumetto beh… chapeaù! (se qualcuno se lo stesse chiedendo SI, mi sono innamorato della fotografia di questo film!). Direttore della fotografia è il grande Adrian Biddle (RIP 2005), fotografo di altri “filmettini” come Alien – Scontro finale, Thelma e Louise, e 1492: la scoperta del Paradiso.
Ed ora, signori e signori, Mr. Hugo Weaving. Anche se banale, voglio sottolineare il fatto di quanto possa essere difficile ed ostico un ruolo dove l’unica cosa che conta è la tua voce (si, perchè per tutto il film non vedrete mai V. senza maschera); il doppiaggio è ottimo ok, ma il doppiatore ha un alterego davanti che può aiutarlo. Weaving ha fatto tutto da solo, il suo lavoro mi ha lasciato davvero sconvolto. Complimenti.
Natalie Portman poi, a mio parere l’unica donna al mondo che esprime una carica sessuale esagerata anche da rasata e sporca. La scena della tortura, e poi della conoscenza della falsità della stessa, sono state recitate in una maniera pressochè perfetta. Sublime e inarrivabile la mia Natalie! (Ed in The Black Swan è ancora meglio!)
Film splendido, un film d’evoluzione. Evolve Evey, e V stesso. Nulla è come prima, ed è proprio questo il punto: il film inizia con una fine, e da una fine inizia tutto.
“Era Edmond Dantès. Ed era mio padre. E mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi.”
V.


