Lacrime in tangenziale Ep. 7
Brevi storie di un’umanità svarionata che incontrai lungo la via di Damasco
La sposa
E’ il gran giorno. Chiesa in festa. Fiori gialli, petali bianchi, abiti cuciti sugli invitati. Dentro la pelle degli invitati. Truccati. Tutti. Sorrisi. Baci e abbracci. L’amore, lei e lui, loro si sposano.
Lo sposo, eccolo, lo sposo attende vicino all’altare. Tremano le sue gambe, in attesa. Il cuore non può che battere, correre, gioire, agitazione, speranza, futuro che se non ci speri muori. E ancora fiori, profumi, eleganza, sete preziose che scivolano come il vento che d’estate respira, tacchi alti indossati con cura, attenzione nell’esser belle, ma mai belle quanto o più la sposa. Non le si può rubare la scena. E no, in nero non ti vesti perché porta sfiga.
Duecento, forse duecentocinquanta invitati con buste piene di soldi da donare agli sposini. Matrimonio per amore. Matrimonio con bustarelle. Tutti zitti. Arriva. Entra la sposa.
Passo lento. Un piedino. Sussegue l’altro. Scarpina perfetta, candida ma non canuta. Una lacrima di fata che avvolge la carne. Gambe attaccata al busto, bustino che copre il seno, velo che vela il viso nascondendo tutte le spalle, un po’ di petto e, dietro, s’allunga per due metri. La luce, da una vetrata, illumina, calore, luce, raggio che pare benedire la fanciulla dal verginale viso.
Pura, bella, sana, dolce, delicata, felice, allegra, brava domestica, donna fedele, non ti tradirà mai. E’ di fronte al suo futuro lui. Il prete li guarda. Lui, delicatezza, le tocca il velo. Sospensione. Come se il tempo si fermasse, come se si sapesse che ora, un attimo, adesso, tutto cambia. Insieme. Per sempre. Con lei. Solo tu e lei. Pare bello. Le alzi il velo.
E una grovigliosa foresta di peli le esplose da sotto le ascelle. Perché la sposa ha i peli sotto le ascelle. Abito bianco e peli. Lei è libera.
