A song for# DEPECHE MODE – SONGS OF FAITH AND DEVOTION

BE IN MUSIC 1 marzo 2012 00:07

Ogni band deve fare i conti, nel corso di un’intera carriera, con momenti di crisi dovuti a molteplici fattori.
Vuoi gli sbandamenti personali di alcuni componenti, le divergenze interne o la costante necessità di rinnovarsi.
E’ proprio questo il contesto in cui nasce questo lavoro del lontano 1993 dei DM.
Tra il crescente malcontento del tastierista Alan Wilder, i problemi di droga di Dave Gahan (salvato in extremis da un’overdose) e la necessità di bissare l’enorme successo del precedente Violator, arriva un disco estremamente vario e sorprendente. Soprattutto per i fans “puri” di quel sound techno-pop che ha portato il gruppo inglese al successo mondiale.
Il taglio netto a sintetizzatori e suoni elettronici, a beneficio di un album “suonato”, è testimoniato in gran parte da continui e incisivi riff di chitarra. Ne è un esempio il brano d’apertura, nonché primo singolo estratto, I feel you , divenuto ormai uno dei brani simbolo della band insieme alla cupa e ritmata Walking in my shoes.
Altra novità nella produzione dei Depeche Mode è la collaborazione con musicisti aggiuntivi in corso di registrazione. Stiamo parlando del coro gospel all’interno di Condemnation, messo molto più in evidenza in Get right with me ; nonché della sezione di archi che arrangia totalmente One caress, performata tra l’altro (come Judas) da Martin Gore. Non ce ne voglia il bravissimo compositore e chitarrista, ma alla voce Dave è tutta un’altra cosa!
Assolutamente da segnalare la riflessiva In your room. Malinconia, rabbia e sensualità si fondono alla perfezione in un pezzo che, se proprio dobbiamo trovare un difetto, rende molto di più nella sua “single version”.
Giusto per farla breve, visto che chi scrive è convintissimo che il miglior modo per scoprire un disco sia ascoltarlo, siamo sicuramente di fronte ad un lavoro di sperimentazione; una sfida esplicita lanciata da Gahan&Co. a tutti i loro followers, molti dei quali pongono parecchie riserve su un album assolutamente carico di espressività e curato dal punto di vista sonoro.
E poi, parliamoci chiaro…