Attenzione! Donna cammina sui binari

Lacrime in tangenziale,SENZA CENSURA 24 febbraio 2012 08:00

Lacrime in tangenziale* Ep. 6
Brevi storie di un’umanità svarionata che incontrai lungo la via di Damasco

Un binario infinito che corre veloce verso Brescia. Questo vedo tutte le mattine in una piccola, quasi non esiste, ma lei c’è, stazione ferroviaria della bassa padana. Di graffiti vestita, sputi, bottiglie di birra lì nell’angolo, sporco, e la voce dell’omino che annuncia che il treno, ancora una volta, è stato sospeso.

Ma quando lei arriva, tutto il male dentro mi scompare. Lei, che cammina sui binari. Un piccolo corpo si fa spazio tra le nebbie, passi leggeri, figura indefinita che s’avvicina. La vedete? È laggiù, quasi nascosta dai fili d’erba da quanto è bassa. Erge in mano due grandi borse, barcolla. No, lei non molla. Lei la mattina cammina sui binari per arrivare in stazione.

Non so dove abiti, non so se neppure lei esista davvero. Io la vedo solo giungere, e salire dal binario ferroso al binario di cemento, che magari di cemento non è neppure. Insomma, quel coso su cui aspetti che arrivi la ferrovia. Ciuf ciuf! A bordo! Si parte! Cessi sporchi e ritardi mardonali in attesa di un treno, non dell’amore che se arriva mica è culo, è impegno.

La tizia che cammina sui binari non ha paura che un treno, correndo veloce veloce, le venga addosso e la uccida. Forse perché passano pochi treni, su quei binari dimenticati dal mondo. Forse perché rischiare, la vita, le piace.

Eppure è una donna così semplice: altri mille ne hai viste uguali. Si trucca sul treno, mastica la gomma americana, accento bresciano, ombretto azzurro e ho detto tutto.

Passa la matita intorno agli occhi, spreme il correttore per nascondere le rughe, fa ruotare il rossetto intorno alle labbra. La guardo parlare con le amiche. “Ciacolano” del più e del meno, ovvero del nulla. Mi chiedo se avrò mai, come lei, il coraggio di procedere su quei binari

No, io di quel coraggio ne sono privo. Io che parlo/scritto/faccio sesso, io non cammino sui binari. E  spiando una normale donna di una normale provincia padana sto imparando a farlo.

* il titolo della rubrica è mutuato dalla canzone dei Fraulein Rottenmeier.