3ª Puntata: I duetti con gli artisti internazionali

BE IN MUSIC,COOLTURA,Sanremo,Tv 17 febbraio 2012 08:00

You don’t have to say you love me. Tocca ad una spaesata Chiara Civello aprire la serata “Viva l’Italia” in compagnia di Shaggy, interprete delle hit Boombastic (1995) e It wasn’t me (2001). Si parte decisamente col piede sbagliato: le due voci non collimano, il cantante reggae distrugge letteralmente il pezzo di Pino Donaggio e con i suoi madornali errori d’intonazione mette in ombra la prima esecuzione degna di nota della jazzista sconosciuta ai più sul palco di Sanremo. Lei è imbarazzata e visibilmente delusa. 4

My sweet Romagna. Samuele Bersani ”asciuga l’Adriatico” e riunisce Balcani e Romagna in musica accompagnato dall’Orchestra dei Matrimoni e dei Funerali di Goran Bregović. Una rivisitazione – manco a farlo apposta – balcanica ma a dirla tutta troppo sopra le righe per il pubblico nazionalpopolare dell’Ariston, del pezzo più suonato nelle balere d’Italia e del mondo (ci saranno le balere nel resto del mondo?). Il maestro si contraddistingue anche in questo caso per l’estro, chi ama le sonorità che lo hanno reso famoso apprezza però all’esecuzione manca qualcosa che lo renda efficace. 6

Never never never. Le voci di Nina Zilli e Skye (leader storica dei Morcheeba), così antitetiche per timbro e modulazione, si incrociano alla perfezione in un’esecuzione dolce e suadente di uno dei maggiori successi di Mina. E’ l’eleganza a rubare la scena in un duetto che si fa gustare dalla prima all’ultima nota. Menzione speciale per l’inglese perfetto della Zilli. 8

Speak softly love. I Matia Bazar cantano un tema tratto dal film cult “Il Padrino” con la leggenda della musica mondiale Al Jarreau, una voce unica per poliedricità capace di conquistare tre Grammy Awars in tre generi diversi (pop, jazz ed r&b). A 72 anni il cantante statunitense è ancora capace di ammaliare e la bravissima Silvia Mezzanotte non sfigura accanto al Maestro. 8

If Paradise is half as nice. Emma Marrone abbandona temporaneamente i panni della pasionaria per cantare uno dei brani più famosi di Patty Pravo, scritto da Mogol e Lucio Battisti. In coppia con un irriconoscibile Gary Go (la hit del 2009 Wonderful è sua) è meno carica del solito, oltre che afona più del solito, ed offre un’interpretazione semplice, pop, senza infamia e senza lode. 5

Que serà. Arisa dimostra ancora una volta di saperci fare, dietro al personaggio buffo con cui si era presentata all’Italia c’è tanto altro, è assodato che questo Festival le darà nuova linfa. Una vocalità molto classica ma precisa e raffinata che però non da nessun valore aggiunto ad una fra le canzoni più abusate e stucchevoli del panorama internazionale. Il duetto con Josè Feliciano è convenzionale, essendo Sanremo si lascia comunque ascoltare con piacere. 6

El mundo. Come per la precedente coppia, anche il brano di Francesco Renga e Sergio Dalma, cantante spagnolo famosissimo in patria, è iconico e riproposto in maniera scontata. I due interpreti hanno il pregio di eseguire con estrema sicurezza vocale e senza alcuna sbavatura  il pezzo rendendolo persuasivo. 7

Anema e core. Delicato e commovente l’accompagnamento al piano di Lucio Dalla ma Pierdavide Carone e Mads Langer (nel 2010 ebbe risonanza in radio con la bella You’re not alone) non lasciano il segno. Sembrano due amici impacciati al karaoke. Il primo non è credibile cantando in napoletano, il secondo tenta di fare il suo meglio per portare a casa il pezzo ma è fuori dalle sue corde, duetto poco azzeccato. 5

I (Who have nothing). La sorpresa della serata arriva da Irene Fornaciari. Pazzesca resa vocale ed interpretativa della figlia di Zucchero che rompe il pregiudizio della “raccomandata” dimostrando d’avere stoffa, in coppia con la dotatissima cantante di musical broadwayiani Kerry Ellis. Che il problema sia il repertorio scadente? Brividi quando Brian May inizia a fare magie con la chitarra, standing ovation lunga e meritata. 10

The world became the world. Nuove intense emozioni con i Marlene Kuntz che chiamano sul palco la storia a far la storia. Il gruppo si auto-relega consapevolmente a contorno di Patti Smith. Tutta l’attenzione è sulla voce memorabile della sacerdotessa “maudit” del rock. Patti è la stessa di sempre, ruggente, sporca e vigorosa. Il pubblico è incantato e a fine serata vincono il simbolico Premio Sala Stampa per la migliore interpretazione della serata. 10

Flame. Il pathos visibile di Loredana Berté non basta. La sua Mimì viene omaggiata in modo controverso da un Gigi D’Alessio stonato e svenevole e Macy Gray, una delle voci neo soul più famose del mondo, fuori luogo e strafatta. Barcollante ed imprecisa, vittima con troppa evidenza di qualche bicchiere di troppo, costruisce assieme al napoletano un teatrino imbarazzante che la nostra pantera italiana (stasera tornata in versione Berté) non riesce a nobilitare. 5

My life is mine. Dolcenera torna alle origini: piano, voce roca e grinta da vendere. Omaggia uno dei suoi miti musicali, Vasco Rossi (che nel 2007 l’ha voluta come opening act in un paio di date del “Vasco Live 2007″) re-interpretando Vita spericolata. Cattura il palco con energia risvegliando gli animi assopiti della platea con piglio da rocker. Verso il finale s’inframmezza il rap di Professor Green, partner nella hit radiofonica degli ultimi mesi Read all about it (Tutto quello che devi sapere), che rende il pezzo meno prevedibile e più moderno. 8

Surrender. Eugenio Finardi regge a stento il confronto con la voce poetica e raffinata di Noa. La cantante israeliana riesce incredibilmente a cantare in napoletano meglio di tutti coloro che ci hanno provato durante la serata ma la sua eleganza cozza con la versione caricaturale del cantautore milanese. Tuttavia l’arrangiamento scatenato e rock di Torna a surriento travolge. 7

To feel in love. Suggestivo connubio di ugole quello fra Noemi  e Sarah Jane Morris. Viscerali ed appassionate si mettono alla prova con uno dei capolavori più semplici melodicamente di Battisti ma più insidiosi. E’ lampante la differenza fra l’allieva e la maestra, in ogni caso i timbri si sposano abbastanza bene e la canzone va in porto. 7