Hero – titolo originale Ying Xiong (Hong Kong)
Zhāng Yìmóu 英雄
Wuxiapian
107’
Cina
2002
La pellicola narra fatti storici risalenti alla Cina del III secolo a. C., in un territorio diviso in sette regni in guerra reciproca. Il Re del regno di Qin riceve presso il suo inviolato palazzo l’eroe Senza Nome che afferma di aver ucciso tre dei sobillatori che hanno messo in crisi i confini del regno e attentato alla sua vita. Gli avvenimenti vengono raccontati attraverso i flashback delle sue gesta venendo autorizzato ad avvicinarsi al Re, al quale consegna come trofei le armi dei guerrieri. Egli deve raccontare il modo in cui ha sconfitto questi eroi invincibili e attraverso la sua voce, tra colori, paesaggi ed armi, si srotola l’incredibile vicenda. Si sprigiona l’arte della spada che si sposa con la cultura della Cina e nella sua grande storia, le sopite vicende e racconti misteriosi di uomini e donne che ne incarnano i valori. Nel corso delle sue testimonianze, Senza Nome viene scoperto nei suoi intenti nascosti: in realtà tutti i suoi racconti sono il frutto di un accordo con gli altri assassini per uccidere il re e vendicare la propria famiglia e il proprio paese. Il Re, ormai cosciente delle intenzioni del guerriero e arresosi all’evidenza di una morte certa, capisce che: “La persona che più comprende il mio pensiero è l’uomo che considero il mio più grande nemico.”. Senza Nome, dopo aver riflettuto e rimandato l’attentato, decide di risparmiare il Re per un bene più grande: la pace e l’unione “sotto un unico cielo”. Lasciando il palazzo viene attaccato da magliaia di frecce. L’eroe decide di non difendersi. Nonostante abbia cercato di ammazzare il Re, egli sarà ricordato con un funerale da eroe e ricoperto di decori prestigiosi. Nel periodo seguente, i sette regni divennero un unico paese governato dal Re di Qin: la Cina.
Un film vigoroso e impregnato di tonalità colorate, di grande azione, energico e vivace nelle scene e capace di rendere protagonisti anche colori e costumi. Arrivato a fatica nel mondo occidentale, soprattutto nei paesi filocomunisti, negli USA è invece riuscito ad aprirsi una strada per esser poi distribuito dalla Miramax grazie al regista Quentin Tarantino. Nella settimana di debutto, si piazza al primo posto delle classifiche degli incassi. Approdato in Italia solo due anni dopo la sua prima uscita, non è stato sempre soggetto a critiche favorevoli. In Cina, alla sua prima, è stato accusato di essere a favore del dispotismo assoluto e del regime dittatoriale messo in atto dalla politica cinese e caratterizzante il periodo storico dei Regni Combattenti. “Hero”, però, è un’involontaria ma perfetta, metafora del neocapitalismo aggressivo nella Cina post-comunista, ovvero una dimostrazione pratica di potenza cinematografica. È ovvio che Yìmóu non sia inesperto e il suo film, visivamente irresistibile, è anche un modo per narrare, maneggiare e mettere in scena il remoto passato, la storia e la verità della Cina. Nonostante le lunghe smentite da parte del regista, questo film rimane uno dei pochi finanziati e convalidati da parte del governo cinese.
