Troppi cloni in questa città ed una corsa sfrenata ad ottenere “l’effetto uguale a quello di”.
Poca personalità, poca originalità, pochissima unicità. Greggi di adolescenti con scarsi obiettivi estetici, esibiscono abiti spesso creati in serie e di scarsissima qualità. Gruppetti di persone dove anche la bellezza e la particolarità fisica non emergono per via della monotonia. Monotonia nella forma e nel colore… e così bye bye all’ amore per l’unicità del capo. Nell’era in cui tutto si omologa al commercio facile di capi simili, per fortuna, c’è ancora chi, la moda la vive in una dimensione stramba e del tutto personale. La produzione di abiti confezionati prende il via dall’America, dal New York Dress degli anni ’20 del 1800, chiaramente incrementata dall’ottimizzazione dei processi dovuta all’introduzione di macchine professionali sartoriali degli anni ’50. Da qui, la definitiva affermazione dell’abito “fatto su misura” e di tutto il fantastico mondo che attorno ad esso gira. Un mondo ancora parzialmente inesplorato quello della sartoria e dell’artigianato, un po’ dovuto allo scetticismo disseminato ed un po’ per il fattore economico che (come ben sappiamo) comporta spese ben più importanti rispetto ad un capo standard ‘da centro commerciale’.
E’ però un mondo nel quale vale la pena di buttarsi (garantisco…) pagando solo il biglietto d’ingresso. Le motivazioni sono tante: dalla fantastica avventura del disegno-modello, dalla ricerca del tessuto alla sua composizione, dalle prime prove-abito alle modifiche finali. Chiaro che anche qui, il mondo dello spettacolo e del cinema gioca le sue carte…ma quelle migliori, le più osate, le più chic ma anche le più kitch. Prendere spunti e variarne i dettagli in base al proprio modo d’essere. Aggiungere accessori per strafare, toglierne per rimanere minimal. 
Di professionisti in grado di soddisfare queste esigenze ce ne sono, basta cercare. Ci sono in città ed in campagna… e ci sono persino qui nel paesello, dove la moda sembra non arrivare mai. Se sono nascosti o se faticano ad ottenere un ragionevole stipendio, la colpa è solo nostra. Noi che preferiamo il ‘tutto e subito’, noi che preferiamo la maglietta di, il cappello di ed i blue jeans di. Noi che crediamo che un’etichetta sia necessariamente sinonimo di status elevato.
Esistono donne giovani e dinamiche pronte ad accantonare l’invidia da sabato sera per gioire della propria personale creazione vista su di una cliente. Esistono ultrasessantenni sarte straordinariamente aggiornate in grado (passo dopo passo) di seguire le esigenze di giovani modaiole accanite o di ragazze/i semplicemente interessate/i a tutto ciò che non è propriamente convenzionale.
Sprono, da creativa quale sono, a creare in continuazione: vestiario compreso.
