Sex or violence on tv?

COOLTURA,Tv 4 gennaio 2012 00:15

Venerdì 4 Novembre, in prima serata, sono andati in onda sui canali Cinema di Sky i primi due episodi della nuova fatica targata HBO: The game of thrones, trasposizione televisiva della fortunata serie omonima di romanzi fantasy.

Circa un anno fa veniva trasmetta in seconda serata, dalla FOX, The walking dead: storia on the road di un gruppo di sopravvissuti ad una invasione di zombie, a sua volta tratta dalla Graphic novel di Robert Kirkman e riconfermata quest’anno con un ottima seconda stagione.
Le due serie televisive condividono un uso spiccatamente realistico della violenza visiva, non per scioccare, ma come strumento per raccontare: i dubbi assillano i protagonisti ogni volta che si trovano di fronte al bivio esistenziale “uccidere o essere uccisi”, molti personaggi si fanno scrupoli prima di ricorrere ai rimedi più estremi nei confronti dei nemici e ogni perdita è compianta, lasciando spesso cicatrici profonde nell’animo dei sopravvissuti.

Emilia Clarke in una delle prime scene della serie

 

La differenza sostanziale tra questi due capolavori è che una delle due serie calca un po’ di più la mano sull’aspetto splatter/gore, come ci si aspetta da ogni storia popolata dai carismatici morti viventi, l’altra lo fa sul sesso, sia violento che affettuoso, e sulla gran quantità di nudi integrali.
Ovviamente in seconda serata è slittato lo spettacolo “solo” violento, mentre il sesso, i corpi delle attrici e le decapitazioni presenti in Game of thrones sono stati lasciati alla contemplazione di bambini che, oramai, non si possono più nemmeno definire innocenti a causa del trattamento riservato loro dai media.
In troppe occasioni infatti sono proposti, in fascia protetta e addirittura con bollino giallo o verde, film o spettacoli televisivi che alle volte meriterebbero di essere insigniti della targhetta V.M. 16 o 18. Penso ai varietà, che non vengono nemmeno lanciati se manca la starlette di turno in abiti succinti, a talent e reality show, in cui viene premiato continuamente il conetto di “bello/a e stupido/a”, ma anche alle più svariate pubblicità, dove il sesso vende qualunque tipo di prodotto, dalla torta della nonna, passando per automobili e profumi, ai giocattoli per ragazzine.

Un esempio su tutti è La ruota della fortuna: spettacolo di cultura generale, seguitissimo ai tempi di Mike Buongiorno, e grottesca pantomima soft porno nella revisione presentata da Enrico Papi.

Questa ipocrisia diffusa colpisce anche in altri contesti spesso ignorati, cosa che vale per film e serie tv che trattano argomenti legati alla comunità LGBT, ritenuti ingiustamente indecenti e immorali; la censura operata dalla RAI nei confronti di Brockback mountain qualche anno fa ne è la riprova.

Questa regressione culturale l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle, ma a pagarne il prezzo saranno le nuove generazioni, bombardate da violenza e sesso al punto tale da non vivere più alcune fasi della crescita indispensabili allo sviluppo di un essere umano equilibrato e dal pensiero autonomo.