Le Idi di Marzo – George Clooney e gli scandali della politica

Cinema,COOLTURA 3 gennaio 2012 21:18

Le Idi di Marzo

 101 min  -  Drammatico
Metascore: 86/100

Autori:
George Clooney (screenplay), Grant Heslov

Cast:
Paul GiamattiGeorge Clooney e Philip Seymour Hoffman

 

 

 

 

Il setup del film è chiaro dalle prime immagini: elezioni primarie di una campagna presidenziale in Ohio, un sagace e integerrimo adetto stampa (Ryan Gosling) supporta il suo candidato democratico Mike Morris (Clooney) alle elezioni, e la sua precisione e determinazione impressionano il suo diretto superiore, Paul Zara (Philip Seymour Hoffman), e il suo diretto rivale, Tom Duffy (Paul Giamatti), al punto di portare quest’ultimo ad offrirgli il lavoro alla concorrenza. Si apre dunque un gioco di scandali destinato a portare alla deriva ogni singolo pedone della scacchiera disposta dal regista Clooney che, con abile mano, giostra i pedoni in una rete che coinvolge tutti, giornalisti, politici, avvenenti segretarie, giovani idealisti.

In questo è eccezionale Gosling, interprete duale di una spaccatura evidente, di un binomio di corruzione e idealismo, un’altalena tra il lavoro onesto e il successo, indiscutibilmente legato a slealtà, mazzette e scandali. Ancora una volta il lupo domina sull’agnello, lo schiaccia con tutte le sue forze per mantenere il suo posto, il suo primato.

Clooney, co-autore dello script, mette in scena “Farragut North” di Beau Willimon, e lo fa senza mezze misure: la mise-en-scène è quella di un film drammatico con gli sviluppi narrativi di un thriller e un sub-plot amoroso incastonato nella spina dorsale della vicenda. Ne risulta una pellicola intrigante, mai noiosa che si svincola elegantemente dagli stereotipi del genere, mostrando luci ed ombre che si celano dietro la classe dirigente, dietro le elezioni, dietro i suoi meccanismi, invitando a non accettare nulla per quello che sembra. Da questo punto di vista, “Le Idi di Marzo” di George Clooney rappresenta uno dei film più sfaccettati e scorrevoli del genere, dimostrandosi di gran lunga il migliore – per ora – fra le quattro pellicole da lui firmate.