No. Non puoi capire, hai presente il ragazzo più bello che tu abbia mai visto?! Non volevo credere ai miei occhi, e neanche ai suoi in realtà, quando mi guardava così. Oddio.
Partiamo dall’inizio.
Stavo per andare al “gate” con tutta la malinconia del caso. Vedo questo ragazza tutto impacciato che mi chiede una sigaretta. Aveva quel fare dell’intellettuale che se la tira, chissà per cosa poi, con tanto di zaino rosso da scalatore in spalla.
Dopo. Dopo tesoro. Dopo.
Si è seduto vicino a me sull’aereo. Non ho fatto in tempo a lasciarmi prendere dalla solita paura del decollo, che mi ero già persa a guardarlo.
Ah, premessa. Volavo accompagnata da una sorta di amico conosciuto nella city che avevo ritrovato per caso in aeroporto.
Beh, tale miracolo della natura che sedeva alla mia destra, era tutto incurvato su un libretto che stava facendo finta di leggere durante il viaggio. Magro, ingobbito sul sedile di fronte, talmente alto che il suo poggiatesta era quello del passeggero di fronte a lui.
Indossava una felpa con cappuccio e un paio di bermuda. Aveva uno chignon in testa arrangiato con un elastico allentato e al di sotto i capelli erano leggermente rasati. Ad un certo punto riesco a vederlo senza gli occhialetti con la montatura trasparente che gli davano quel fare da saputello e mi rendo conto dei suoi lineamenti praticamente perfetti. E poi, poi, la scoperta che mi ha sconvolta.
In un mio momento di distrazione scioglie la coda e vedo con la coda dell’occhio una massa di boccoli castani che gli si srotolano sulla fronte. Mi giro ed era come se rivedessi la scena al rallentatore per quanto ero in adorazione.
Beh, ovviamente non ho potuto fare a meno di fissarlo. E non ho potuto fare a meno di essere vista mentre lo fissavo.
Per fortuna nel giro di pochi secondi l’attenzione si è catalizzata intorno al passeggero di fronte a me, un ubriaco che non faceva altro fermare la hostess e dare fastidio a chiunque. La situazione diventa quasi divertente e tra un sorriso e l’altro, oddio, i suoi denti perfetti, inizia uno scambio di sguardi che dura fino all’atterraggio. Momenti d’imbarazzo incalzante fino al recupero delle valigie. Ci spostiamo in gruppo verso la piazzola degli autobus, io mi divido dal mio accompagnatore, e sembra proprio che il destino mi abbia fatta capitare in coda con l’uomo dai boccoli sacri. Fumiamo una sigaretta insieme, del resto tutto era iniziato così, e mi racconta di essere australiano, un giramondo, un appassionato di kitesurf e un po’ in dubbio rispetto al suo lavoro futuro. Mi guarda con quel mezzo sorriso imbarazzato che probabilmente era esattamente lo specchio della mia immagine in quel momento. Un feeling incredibile fin dalla prima parola.
È ora di salire. Le file si dividono, ci accorgiamo di non essere nella stessa. Abbiamo avuto circa venti secondi per pensare e prendere una decisione. Quella sbagliata.
“Piacere, Oscar”
“Piacere”
“In bocca al lupo per tutto!”
“Grazie anche a te!”
Mai più rivisto.
